Chi la fa, questa città?

di Tommaso Goisis

E se “costruire Milano” significasse costruire comunità?

Da trentasei anni abito Milano, la mia città, ma è “solo” da venti che la esploro. Nel senso che la scopro attraverso gli occhi di chi se ne prende cura. Quando avevo 17 anni un amico mi invitò a passare il pomeriggio nell’associazione dove faceva volontariato, un dopo-scuola non lontano da via Paolo Sarpi. 

Di quel giorno ho un ricordo nitidissimo: il carisma e gli occhi di Peppe. Come volontario, agiva sia per rispondere a un bisogno, sia per aggregare persone che si innamorassero della stessa missione. Negli anni che ho dedicato all’impegno sociale, a quello istituzionale e a quello civico, di “Peppe” ne ho incontrati a decine.

La cura verso Milano, ho imparato, può avere forme diverse: volontarie o retribuite, imprenditoriali o libere, occupandosi di un fazzoletto di verde abbandonato o rivitalizzando un’edicola, aiutando chi è senza casa o impegnandosi per attraversamenti pedonali sicuri.

Queste persone straordinarie che ho incontrato erano diverse, ma avevano dei tratti in comune: la generosità, la determinazione, la gentilezza. Il segreto del loro impegno? La costanza nel tempo e la fiducia nel processo.

Alla fine del 2025 ho avuto un’idea. Candidarmi a Sindaco.

Candidarmi per prendermi cura delle istituzioni e della città, per fare di Milano un luogo dove chiunque possa pensare: “questa città mi fa stare bene!”. Soprattutto chi dalla vita ha avuto meno opportunità. Quello che però mi è stato da subito chiaro è che l’esplorazione di questo sogno non poteva che partire dall’incontro e dall’ascolto delle persone che ogni giorno si prendono silenziosamente cura della città.

Non so come andrà a finire, ma sono certo di una cosa: a prescindere dagli esiti delle amministrative del 2027, questo archivio vivente di storie di cura merita di esistere e continuare a crescere nel tempo.

Questo viaggio non l’ho fatto da solo: ho proposto a decine di persone di incontrare a loro volta chi silenziosamente costruisce comunità. Le storie hanno iniziato ad arrivare. Tenere “per noi” questo racconto di Milano sarebbe stato egoista e miope: dall’incontro con Paolo Iabichino nasce così l’idea di TuttaCittà, uno spazio dove queste persone, con le loro storie, possano diventare visibili a tutte e tutti.

Un ultimo punto, molto importante. Le storie che trovate qui saranno presto seguite da tante altre che stiamo raccogliendo. La loro presenza non va letta automaticamente come gesto di appoggio alla mia candidatura. Piuttosto sono io che voglio sostenere la loro, di candidatura. Perché sono la parte più vitale e generativa della città, quella che davvero costruisce la Milano in cui crediamo. E anche quella di cui abbiamo molto bisogno.

Voci di quartiere

Visioni sulla città

Ringraziamenti

Questo “archivio vivente” di storie di cura urbane esiste grazie alle idee, al talento e all’impegno di diverse persone.

Paolo Iabichino, innanzitutto, che ha intuito l’importanza di rendere condiviso e visibile a chiunque l’ascolto delle voci cittadine, mettendo inoltre a disposizione le sue competenze professionali.

Sebastiano Leddi, che ha offerto e seguito la partnership con Perimetro e alcuni dei suoi fotografi: Rafael Jacinto, Luigi Sgambato, Matteo Cassina, Mario Zanaria, Zoe Vincenti, William Aparicio, Alessandro Treves, Mattia Zoppellaro e Giorgio Galimberti. I loro ritratti sono frutto di un lavoro appassionato e paziente, che concepisce l’immagine come parte integrante del racconto.

Massimo Lafronza di XXY Studio, che ha trasformato l’idea di partenza in un visual design essenziale e allo stesso tempo evocativo.

Giuseppe Muriglio, Cristina Soldano e Christian Argenta di Thyper Studio, che hanno creato il sito e meticolosamente coordinato le professionalità coinvolte.

La redazione, che ha scritto tutte le storie a partire dalle interviste realizzate, con il desiderio di trasmetterne il più fedelmente possibile l’essenza: in ordine alfabetico, Giulia Balducci, Paola Bonini, Pietro Chiesa, Alessandra Cosso, Marta Mainieri e Carolina Truzzi.

Alvise De Sanctis e Giuditta Strada, che hanno seguito con puntualità  l’infrastruttura tecnica, gli aspetti legali e la relazione con le persone intervistate, e infine Ilaria Bartolozzi, che cura i rapporti con i media.

Quale storia manca?

Conosci una storia che dovrebbe trovare spazio in questo archivio vivente? Scrivici, così ti contattiamo e ci organizziamo per raccoglierla insieme!